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CONFESSIONS

GENERE: Drammatico, Thriller ANNO: 2010 REGIA: Tetsuya Nakashima CAST: Yoshino Kimura, Yukito Nishii, Kaoru Fujiwara, Ai Hashimoto, Mana Ashida

RECENSIONE:

Rispetto a quel Kamikaze Girls che è stato finora il suo film più noto, con Confessions Tetsuya Nakashima si pone dal lato opposto dello spettro dal punto di vista cromatico ed estetico. Tanto quel film era pop e coloratissimo di toni pastello o fluo, infatti, quanto questo (nuovo solo in Italia, dove arriva con già tre anni di vita sulle spalle) è invece plumbeo, scuro e metallico.
Stesso discorso vale se consideriamo anche quel Memories of Matsuko che c'è stato nel mezzo: ma a maggior ragione, allora, appare evidente che i tre citati film di Nakashima sono legati da un filo rosso che, con un tasso di disperazione che è cresciuto esponenzialmente, parla del bisogno di amore che non riguarda solo dei personaggi o una società rigida come quella nipponica, ma il mondo intero e tutti noi spettatori.

Sebbene sia mascherato da revenge movie, ma nemmeno poi troppo, Confessions è invece un film che parla del contrario dell’odio e della rabbia che spingono a impensabili e terribili ritorsioni: è un film che parla degli abissi di angoscia irrequieta nei quali si viene gettati e ci si getta in assenza di quei sentimenti e quell’empatia che sono carburante indispensabile per la sopravvivenza, contrappesi irrinunciabili all’equilibrio.
Lentamente, con il dipanarsi e l’intrecciarsi di una struttura polifonica che non può non ricordare il capolavoro Rashomon, Confessions emerge come racconto esemplare e profondamente morale del Male che nasce in assenza del Bene, dell’Odio che si propaga laddove l’Amore e le sue espressioni vengono negate da una mancanza, da una sottrazione, da un blocco.

Nel contesto di una messa in scena dove la raffinatezza e il barocco non sfociano mai nel lezioso e nel superfluo, ma sono funzionale ed elegante fondale che interagisce profondamente ed emozionalmente con le figure che lo animano e con gli occhi di chi guarda, Nakashima spinge sul pedale della crudeltà e del sadismo per raccontare, al negativo i loro opposti. E squarcia con regolarità sempre maggiore il loro velo per (di)mostrare in maniera sempre più evidente una tesi dolorosa e commovente.
Quella di Confessions, allora, è un’educazione etica e sentimentale, una vera e propria lezione che parla di lezioni (letterali e metaforiche) impartita da un personaggio (da tanti personaggi), e che spinge affinché si ammettano le scintillanti fragilità dei sentimenti, le ombre lunghe e angoscianti lasciate dai loro vuoti.
Una lezione di vita e, prima ancora, di cinema.
Di un cinema che osa, sorprende, procede per provocazioni e ribaltamenti di senso e segno, nel nome di una dialettica intellettuale con gli spettatori oggi, drammaticamente, sempre più rara.

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