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IL GIOVANE FAVOLOSO di Mario Martone

IL GIOVANE FAVOLOSO di Mario Martone - Cinema Farnese

 PROGRAMMAZIONE CONCLUSA

 

Un film di Mario Martone

Con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco. 

Genere: Biografico
Durata: 137 min.
Paese: Italia 2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CRITICA (ROBERTO ESCOBAR, L'ESPRESSO)

Il Vesuvio infuoca il cielo e brucia la terra. A Torre del Greco, nella villa dove ha trovato rifugio dal colera insieme con l'amico Antonio Ranieri (Michele Riondino), il marchigiano Giacomo Leopardi (Elio Germano) vede e misura l'insignificanza umana. La natura è al lavoro, poderosa e crudele. Anzi, peggio: indifferente al bene e al male, e alle illusioni d'ogni religione e filosofia. Culmina su queste immagini potenti, "Il giovane favoloso" (Italia, 2014, 137'). È anche un film sull'Italia, quello di Mario Martone e della cosceneggiatrice Ippolita Di Majo. Sull'Italia che sarebbe potuta essere, e che non è stata, come su questo giornale ha scritto Roberto Saviano. Ma a noi pare che sia molto di più, e che non lo si possa tenere nei limiti angusti di una dimensione nazionale, o addirittura provinciale. Certo non fu provinciale né solo nazionale Leopardi, che dalla biblioteca del padre Monaldo (Massimo Popolizio), zeppa di classici greci e latini, seppe arrivare all'illuminismo di Pietro Giordani (Valerio Binasco), ma anche di Pietro Verri, del barone d'Holbach e di de Condillac. E però, il suo pensiero, la sua poesia e la sua filosofia ebbero e forse continuano ad avere un difetto, che egli stesso indicava in una lettera nel 1826: non piace ai preti che, «sotto un nome o sotto l'altro, possono ancora e potranno eternamente tutto». Contro chi immagina d'avere il diritto e il dovere di determinare il bene e il male anche per gli altri, contro questi preti d'ogni tipo e d'ogni chiesa, dunque, cresce il coraggio disperato del Leopardi di Martone. Sempre più sarcastico, di un sarcasmo cui il bravo Germano sa dare materialità dolorante, corre ostinato contro un fato che non è solo suo. Non attribuite alla mia malattia «quello che si deve al mio intelletto», torna a fargli dire la sceneggiatura. Non perché è piegato nel suo corpo, ma perché ogni corpo sarà piegato: per questo considera illusoria qualunque fede, anche quella nelle «magnifiche sorti, e progressive». Da Recanati verso Nord, nell'Italia della nuova borghesia illuminata, e poi di nuovo verso Sud: la vita breve di Leopardi è un consapevole scendere verso il buio. A Napoli, nella sua commistione unica di luce e di ombra, di brama vitale e di angoscia funerea, si compie un viaggio che, come lui stesso ben sa, non ha meta. Quanto alla preoccupazione di addomesticarne il pensiero, a noi sembra valga meno della ginestra che cresce sui pendii del Vesuvio, e che il Vesuvio divorerà.