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TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE

rama del film Tutto tutto niente niente:
Perché Cetto La Qualunque, Rodolfo Favaretto e Frengo Stoppato finiscono in carcere? E, soprattutto, perché riescono a uscirne? Qual è il destino che li unisce? C'è qualcuno che trama nell'ombra? O costui preferisce farlo in piena luce? Tre storie, tre personaggi con un destino che li accomuna: la politica con la "p" minuscola. Cetto La Qualunque, il politico “disinvolto” che abbiamo imparato a conoscere, questa volta alle prese con una travolgente crisi politica e sessuale (in lui le due cose viaggiano sempre di pari passo). Rodolfo Favaretto, che rincorre il sogno secessionista di un nordista estremo, e che per vivere e combattere la crisi commercia in migranti clandestini. Frengo Stoppato, un uomo stupefacente, in tutti i sensi, che torna dal suo buen retiro incastrato da una madre ingombrante, con un sogno semplice semplice: riformare la chiesa e guadagnarsi la beatitudine. Un ritratto folle ma non troppo dell'Italia di questi anni, in una girandola di situazioni paradossali e travolgenti. In realtà, forse, è semplicemente: neorealismo.

CRITICA:
Con il contributo di tutti, dal co-sceneggiatore ai responsabili di tutti i reparti tecnico/artistici, dagli attori fino al regista, Albanese mette in piedi un circo di animali ridicoli e mostruosi, come se fosse un Willy Wonka nella fabbrica di cioccolato o un Frankenstein alle prese con le sue creature. All’arrivo dei titoli di coda ci si sente un po’ frastornati, come si fosse fumata una canna insieme a Frengo. Ma proprio questo è privilegio che Antonio Albanese si è guadagnato in tutti questi anni di lavoro, la familiarità con il pubblico televisivo, teatrale e cinematografico. Quello di Albanese è sì un universo in costante espansione, ma sulla sonda che lo sta esplorando ci siamo anche noi insieme ai suoi personaggi. Da quasi vent’anni ormai. (Antonio Bracco)